“TAVI È VITA”: il nuovo progetto di sensibilizzazione territoriale sulla stenosi aortica

“TAVI È VITA”: il nuovo progetto di sensibilizzazione territoriale sulla stenosi aortica
0 16 Luglio 2019

A cura di Federica Ilardi

La stenosi aortica rappresenta oggigiorno il secondo difetto valvolare più diffuso nella popolazione generale dopo l’insufficienza mitralica, ed ancora il più numeroso se si considerala popolazione over 65. Si stima che in Europa circa il 12.4% della popolazione oltre i 75 anni ne sia affetto e nel 3.4% dei casi la patologia è classificabile come severa.

Numerosi studi hanno dimostrato come la stenosi aortica severa, quando diventa sintomatica, sia gravata da un elevato tasso di mortalità entro 2 anni dalla diagnosi e richieda pertanto la sostituzione valvolare.

Ma quale è il trattamento raccomandato?

Negli ultimi anni l’intervento di TAVI (sostituzione valvolare aortica transcatetere) è passato, da valida alternativa alla sostituzione valvolare chirurgica, in pazienti selezionati, a trattamento di scelta in un numero crescente di pazienti. Numerosi trial randomizzati hanno infatti dimostrato non solo la non-inferiorità, ma anche la superiorità di tale procedura nei pazienti ad alto e moderato rischio chirurgico. Questo dato ha rivoluzionato le attuali linee guida sia europee che americane ponendo, in tale setting di pazienti, la TAVI come intervento “gold standard”. Si sta pertanto osservando un aumento esponenziale di questa tipologia di interventi, accompagnato da un crescente interesse scientifico e tecnologico per implementare l’evoluzione tecnologica e procedurale nell’utilizzo di tale metodica.

Il miglioramento dei device disponibili, l’aumentata expertise dei centri TAVI, oltre agli enormi vantaggi di questa procedura rispetto alla chirurgia tradizionale (assenza di anestesia generale e circolazione corporea, rapido recupero funzionale, breve degenza ospedaliera, minore rischio di complicanze) hanno spinto la comunità scientifica a considerare la TAVI anche per i pazienti a basso rischio chirurgico. Recentemente sono stati pubblicati i risultati dello studio PARTNER 3 che ha dimostrato, anche nei pazienti a basso rischio chirurgico, la non inferiorità della TAVI rispetto alla sostituzione valvolare chirurgica e addirittura la superiorità a 12 mesi della strategia di sostituzione valvolare per via percutanea rispetto alla chirurgia tradizionale in termini di riduzione dell’endpoint combinato di morte, ictus e re-ospedalizzazione.

Tuttavia, nonostante la presenza di numerosi dati scientifici incoraggianti, attualmente la procedura di TAVI viene effettuata in una percentuale di pazienti di gran lunga inferiore rispetto alle stime dei soggetti candidabili.

Una domanda nasce quindi spontanea: quali sono le cause di tale mismatch?

La prima ragione plausibile è la presenza di una quota non trascurabile di pazienti che non riceve una corretta diagnosi. Le ragioni di ciò sono da ascrivere alla tipologia di pazienti, soprattutto anziani, con numerose comorbidità, che sottovalutano e sottostimano sintomi come dispnea, angina e sincope, o che inconsapevolmente riducono il loro livello di attività quotidiana come meccanismo di protezione per evitare i sintomi. Un’altra causa di tale mismatch è da attribuire al non adeguato management della patologia da parte del personale sanitario territoriale (scelta impropria del timing dell’intervento, inadeguata selezione del paziente, scarsa connessione con centri di riferimento TAVI, etc.). In ultimo è emerso recentemente da un’indagine Doxa condotta su 150 medici di medicina generale e 100 cardiologi di base come la conoscenza della stenosi aortica non sia adeguata, così come non siano conosciute da tutti le possibili opzioni terapeutiche o il percorso ideale che dovrebbe seguire il paziente affetto da tale patologia.

 

È da questi presupposti che nasce il progetto “TAVI è VITA”: un’iniziativa promossa dal GISE (Società Italiana di Cardiologia Interventistica) in collaborazione con SIC (Società Italiana di Cardiologia) e SICCH (Società Italiana di Chirurgia Cardiaca), con lo scopo di sensibilizzare le istituzioni, la comunità medico-scientifica e l’opinione pubblica sul tema della stenosi aortica e della TAVI. Piemonte e Campania sono le due regioni pilota, dove il progetto è partito a gonfie vele già agli inizi di Giugno. Piazza Nizza a Cuneo è stata teatro di un grande evento dove un team di cardiologi e cardiochirurghi, coordinato dal dott. Giuseppe Musumeci (Past President GISE e Direttore della Struttura Complessa di Cardiologia dell’Azienda Ospedaliera Santa Croce e Carlo di Cuneo) ha informato e offerto gratuitamente consulti sulla malattia valvolare aortica e la procedura percutanea a cittadini.

A Napoli invece, è stato l’’Ordine dei Medici ad ospitare, presso la sua sede, un primo convegno di presentazione del progetto e delle sue finalità. “Il Progetto TAVI è VITA in Campania – ha spiegato il Prof Giovanni Esposito (Professore Ordinario di Cardiologia e Direttore Cardiologia Interventistica e Strutturale Università Federico II di Napoli, GISE) – rappresenta un momento di collaborazione tra Istituzioni, Medicina Territoriale ed Ospedaliera con importanti obiettivi formativi ed informativi. Un modello di integrazione multidisciplinare per il trattamento della stenosi aortica al servizio della medicina territoriale e dei cittadini per la valorizzazione della cardiologia e della cardiochirurgia Campana con lo scopo di offrire ai cittadini le migliori cure per questa patologia ed eradicare la migrazione sanitaria”. Al via, quindi, con incontri informativi tra gli specialisti in cardiologia ed i medici di base provinciali, ma anche appuntamenti rivolti al pubblico, per ricevere informazioni, visite e consulti gratuiti, nelle principali piazze delle provincie campane: Napoli, Avellino, Benevento, Caserta e Salerno.

Il progetto TAVI è VITA sta avendo una grande risonanza sia a livello nazionale che regionale” ha commentato il Prof. Giuseppe Tarantini (Presidente GISE), sottolineando come Piemonte e Campania siano solo le prime regioni d’Italia ad aver avviato l’iniziativa, che coinvolgerà progressivamente tutta la nostra penisola e nel quale i cardiologi del futuro, potranno e dovranno avere un ruolo centrale.

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