Un maestro dallo spirito giovanile

Un maestro dallo spirito giovanile
0 27 febbraio 2017

a cura di Massimiliano Macrini, Cattedra di Cardiologia – Università degli Studi Roma Tor Vergata

 

A chiusura del suo biennio di mandato alla Presidenza della Società Italiana di Cardiologia, il Professor Francesco Romeo, direttore della Cattedra di Cardiologia e della Scuola di Specializzazione di Malattie dell’Apparato Cardiovascolare dell’Università degli Studi di Roma Tor Vergata, ha condiviso alcune riflessioni con il gruppo degli Italian Cardiologists of Tomorrow (ICOT), una realtà in cui il Professore ha sempre creduto fermamente e al cui sviluppo ha contribuito in maniera fondamentale.

Ecco i risultati di questa intervista ricca di consigli da parte di chi, dall’alto della sua importante esperienza, non si è mai dimenticato dei più giovani.

 

Prof. Romeo, è da poco terminato il periodo del suo mandato di presidente della SIC (Società Italiana di Cardiologia). Potrebbe tracciare un bilancio di questi due anni?

Posso affermare che il bilancio è senza ombra di dubbio positivo. Il risultato più importante di questi due anni, in cui ho avuto l’onore di essere il Presidente della Società Italiana di Cardiologia, credo sia stato l’incremento evidente della capacità di attrazione, da parte della SIC, per i nuovi iscritti, soprattutto per i più giovani. Abbiamo registrato, infatti, più di 500 nuovi iscritti, prevalentemente sotto i 40 anni di età. Inoltre, abbiamo dato piena autonomia ad un gruppo di giovani Cardiologi, gli ICOT, che hanno organizzato all’interno del Congresso Nazionale a Roma, una intera sessione dedicata ai giovani in formazione, con il risultato di interventi ed attività scientifica di altissimo livello. Durante la mia presidenza, inoltre, ho perfezionato il percorso iniziato da presidente della Federazione Italiana di Cardiologia nel 2010, che ha portato alla celebrazione del congresso della Società Europea di Cardiologia a Roma, nell’agosto dello scorso anno.

I due congressi annuali della SIC che si sono tenuti durante il periodo di mia presidenza hanno visto una larghissima partecipazione di soci e di scienziati stranieri, che hanno apportato un contributo fondamentale al successo delle due edizioni. A conferma della validità dei due eventi, il Professor Thomas Lüscher, direttore di European Heart Journal, rivista ufficiale ESC, ha richiesto di ricevere gli highlights del congresso, al fine di pubblicarli e divulgarli all’intera comunità scientifica.

 

Quali innovazioni sente di aver apportato alla Cardiologia italiana?

Le linee guida del mio mandato si sono indirizzate su due programmi fondamentali:

  • Ridare ad una società scientifica di alta impronta accademica, come la SIC, il suo ruolo istituzionale. Credo, infatti, che le società scientifiche accademiche abbiano il compito “sociale” di promuovere le iniziative atte a ridurre il carico delle patologie cardiovascolari nella popolazione.

Allo stesso tempo, sono convinto che abbiano il diritto e, contemporaneamente, il dovere di indicare il modello di formazione del giovane cardiologo, promuovere la ricerca scientifica e l’interazione con le società scientifiche internazionali.

  • Porsi come il riferimento istituzionale scientificamente più accreditato, nei confronti dei decisori pubblici della salute, fornendo linee guida di comportamento, che non siano subordinate ai meccanismi tipici di questa epoca di mercantilismo in cui viviamo.

 

Quali pensa siano le sfide che attenderanno la Cardiologia negli anni che verranno?

Le sfide che la Cardiologia dovrà affrontare sono legate principalmente all’aumento dell’aspettativa di vita degli ultimi anni e, perciò, dovremo trattare un maggior numero di pazienti molto anziani e più fragili, affetti da scompenso cardiaco e malattie valvolari per i quali ci verrà richiesto di offrire un trattamento percutaneo, essendo spesso preclusa l’opzione cardiochirurgica.

Senza dimenticare, ovviamente, l’importante aspetto della prevenzione cardiovascolare, al fine di ridurre ulteriormente l’incidenza e la prevalenza di patologie cardiache.

 

Durante il suo mandato, lei ha più volte sottolineato l’importanza della componente ICOT all’interno della SIC. Potrebbe dare un prezioso consiglio ad un giovane cardiologo, o più in generale, ad un giovane medico, che si affaccia nel mondo del lavoro?

Negli ultimi anni abbiamo assistito ad una eccessiva settorializzazione della medicina all’interno di quasi tutte le branche, sia cliniche che chirurgiche, molto spesso già durante il periodo della specializzazione, con il rischio di formare medici “subspecialisti”. Ciò che consiglio, invece, ad ogni giovane cardiologo e, più in generale, ad ogni giovane medico, è di fare un percorso di formazione completo, soffermandosi su ogni aspetto della propria disciplina, in modo da avere una conoscenza pressoché globale di ogni argomento e solo in un momento successivo, alla fine di questo periodo di formazione completa, dedicarsi al settore di maggiore interesse, in modo da essere medici “superspecialisti”.

 

 

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